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Un percorso nelle canzoni più significative del genere murga-canción. Per leggere il profilo di Jaime Roos su CULTURA LATINA clicca qui Per leggere il profilo di Tabare Cardozo su CULTURA LATINA clicca qui
Colombina (Jaime Roos): una notte e una favola, durante il Carnevale di Montevideo. Il murguista, che sta per abbandonare il palcoscenico fisso e girare in cima al camion allegorico, vede Colombina e se ne innamora. Tante maschere ed elementi del carnevale montevideano si inseguono: gli Ussari del Don, i Camion, Re Momo, Colombina. I cuplé sono scene caratteristiche del Carnevale, così come la “ritirata” è una delle parti finali. Una favola, breve come una notte e delicata come un innamoramento. Los Draculatekas (Tabaré Cardozo): questo è il nome della murga a cui apparteneva da giovane Tabaré Cardozo. E questa magnifica canzone, quasi una sinfonia in murga con un crescendo esaltante, è un ricordo appassionato e partecipato di quell’esperienza e di tutti i membri di quella murga. Per comprendere a pieno il fascino di questa canzone, si può immaginare un quartiere (il Buceo, in questo caso) intero che collabora per creare la propria murga, con pochi mezzi a disposizione e con tanta fantasia. Sullo sfondo della canzone, la crisi economica uruguayana e la vita quotidiani di tutti quegli ex-murguisti. Gran parte dei riferimenti nella canzone sono assolutamente autobiografici, quindi a me ignoti e tutto sommato irrilevanti. Tuttavia, questo invece che indebolire la comprensione della canzone, aiuta a “sentirla” meglio. El gorrion (Tabaré Cardozo): Libero come un passero va il murguista durante il carnevale. Questa è la canzone che ha lanciato Tabarè Cardozo, è una murga prototipica, sogno di una notte di metà carnevale. Stelle, principesse, buffoni sono alcuni dei classici topoi dei giochi carnascialeschi che si inseguono in questo brano.
Los futuros murguistas (Jaime Roos): I murguisti di domani sono i ragazzi di oggi. La murga è cultura popolare, che non si impara nelle scuole ma nella strada, anche se qualcuno ne vorrebbe disperdere l’abitudine. Anche se questo non è propriamente vero (esistono oggi tante scuole di murga), come non rimanere incantati da questa canzone, in cui ognuno può ricordare i propri carnevali e la magia del momento della preparazione? Niños payasos (Tabaré Cardozo): Parte la murga, e si aprono le porte della ragione. I bambini pagliacci ti prendono per mano e ti invitano a scoprire l’incanto e l’illusione della notte montevideana, effimera come una bolla di sapone e allo stesso inscalfibile come un sogno. La rueda de Momo (Tabaré Cardozo): Momo è secondo la mitologia greca una divinità che personificava il sarcasmo. Il Re Momo è grande protagonista di moltissimi carnevali latino americani: quando compare lui inizia il Carnevale e addirittura, durante i giorni della festa, a lui sono consegnate le chiavi della città. Los Olimpicos (Jaime Roos): Questa murga di Jaime Roos è una delle canzoni uruguayane più famose, e a mio parere, un brano davvero bellissimo e galvanizzante. Parla dell'Uruguay di ieri (dalla metà degli anni '20 ai primi anni '30 la più forte nazionale di calcio al mondo) a quello di oggi (emigranti in difficoltà). E allora immagina come sarà preparare un Carnevale in Olanda e in Canada, al freddo, e a Colombes, vicino Parigi, dove l'Uruguay vinse un Olimpiade nel calcio (l'altra per l'appunto la vinse ad Amsterdam). Come ultimo elemento introduttivo, il titolo: Los Olimpicos, i campioni olimpici, che prima dei mondiali era il titolo più importante per le nazionali di calcio. In quegli anni l'Uruguay vincerà le Olimpiadi nel calcio nel 1924 e nel 1928 e poi i mondiali del 1930.
Cuando juega Uruguay (Jaime Roos): L’inno della celeste, la mitica nazionale di calcio uruguayana. E’ un canzone ovviamente famosissima nel paese che si affaccia sul Rio de la Plata, che serve per dare la carica all’undici uruguayano. Ma è anche l’espressione dell’indissolubile legame che unisce una nazione alla sua squadra di calcio. In poche parti del mondo (forse solo nei Paesi Baschi con l’Athletic Bilbao) esiste un attaccamento così viscerale ai propri colori calcistici, in pochi parti del mondo l’orgoglio di essere tifosi di una nazionale di calcio è così forte. El tipo de la radio (Tabaré Cardozo): questa splendida canzone è un’elegia dedicata alla radio come strumento di racconto del calcio. Ovviamente un tempo era tutto diverso, niente era documentato o documentabile, e chiunque poteva sognare o sperare quello che voleva o quello che il telecronista descriveva. Dalle sue parole, dice Cardozo, si potevano “attendere miracoli inattesi”. Adios juventud (Jaime Roos): Finisce il carnevale, finisce la gioventù. Il mercoledì delle ceneri è il momento degli addii, delle dipartite e in questo caso l’autore associa la fine dell’evento con la fine dei sogni, della vita bohemienne. Il protagonista è così triste che sembra un Pierrot. Però, sullo sfondo, il Carnevale sembra ancora vivo, si vedono cose folli, e allora forse la vita è davvero un Carnevale e le cose assurde e impossibili sono la normalità. Poetica murguera (Tabaré Cardozo): Un’eccezionale dichiarazione di poetica dove si alternano versi bellissimi ad altrettanto efficaci immagini. La polifonia della murga viene definita “rustico e grottesco controcanto”, mentre il canto amoroso della murga è come il bramito dei cervi, il canto della stagione dell’accoppiamento. Si fa riferimento anche al lunfardo, argot che nasce come linguaggio in codice della mala, dei bassifondi, dei portuali e che, col tempo, diventa anche la lingua del tango. Questo linguaggio porta con sé retaggi linguistici fortemente debitori della lingua italiana e dei suoi dialetti. Durazno y Convención (Jaime Roos): Attraverso una canzone è possibile vivere uno stralcio di storia, intensa come quella che ha caratterizzato l’Uruguay tra la fine degli anni’60 e gli anni ’70. La storia in questo caso si forgia all’incrocio di due strade di Montevideo, Durazno e Convención, dal cui confronto si generano contrasti e chiaroscuri. Jaime Roos nacque nella strada Durazno y Convención e questa è l’angolo di Montevideo dove trascorse gran parte della sua infanzia. Jaime sceglie un tono melodico e distante, vagamente nostalgico, per la calle Durazno, e nelle sua musica evocativa sembra di respirare da lontano il lungomare di Montevideo (la rambla), la strada alberata, ricca di jacarandà (un albero molto diffuso in America Latina). Convención invece è una via che balla al ritmo di candombe e la musica si scopre più ritmica e immediata. Convención ci descrive la vita scandita dal ritmo e dal movimento dei tamburi, che il Jaime Roos bambino osservava dalla porta di casa: i cani, ma anche i barboni e le prostitute (bichicomes e yiras). E poi c’è il negozio del ebreo povero (La tienda del judío pobre)…come lo stesso Jaime Roos spiega “vicino all’appartamento dove nacqui, e dove vivevo con i miei genitori, non c’erano neri, i neri arrivavano al suono dei tamburi dalla calle Convención. Non c’erano nient’altro che persone di origine europea, tra cui molti ebrei. Nell’appartamento sopra al nostro vivevano alcuni ebrei ungheresi, fuggiti dal nazismo. Ascoltavo i pianti della signora che aveva attacchi di panico durante la notte. C’era una grande mescolanza culturale”. Jaime ci parla della vita, e lo fa in forma nostalgica. Ci parla di un quartiere di Montevideo attraverso un ritratto di vita, dove gente umile si divertiva con il candombe e la batucada, e che lottava per sbarcare il lunario. Molta gente cantò questa canzone quando la dittatura uruguaiana tentò di cambiare il nome alla calle Convención. Il governo militare che prese il potere nel ’73 volle mettere il nome “Lorenzo Latorre” alla strada, come una specie di omaggio al militare che impose un altro governo dittatoriale, in questo caso alla fine del secolo XIX. La canzone allora divenne un simbolo della resistenza alla dittatura, perché la gente si oppose a questo cambiamento di denominazione. E la canzone tornò ad essere un simbolo anche dopo la dittatura, nel 1985, quando la strada tornò a chiamarsi Convención. Biografia de mi barrio (Tabaré Cardozo): Altra canzone in cui Cardozo “non sbaglia una parola”: straordinaria versificazione, rime ardite e sempre precise, ricchezza e colore delle immagini usate per descrivere un quartiere che cambia, sempre teso, drammaticamente, tra evoluzione ed involuzione, tra progresso ed arretratezza, tra giustizia e sfruttamento. Ma il quartiere per Cardozo è qualcosa di più, non un semplice luogo fisico, ma una persona, un compagno di gioventù a cui confidare tutto, tanto nulla è possibile nascondere al proprio quartiere natale. Lo que el tempo me enseñò (Tabaré Cardozo): Più che una sola canzone, una collezione di splendidi aforismi, alcuni dei quali meriterebbero di entrare di diritto in una collezione di questo genere letterario. La seconda voce della canzone è un mito della murga uruguayana, il “Canario” Luna, che alla fine della canzone ci propone alcune di quelle che lui definirebbe “verità di periferia” e che contribuiscono a connotare con simpatia e carisma il personaggio. A marcha camion (Tabaré Cardozo): Questo ritmo, che impropriamente si può tradurre “Ritmo del camion” ma che in realtà ha una propria codifica tipica, in 4/4 e con varie regolarità ritmiche eseguite dai vari tamburi, è il ritmo della murga al 100%. La canzone, a mio giudizio molto bella, presenta un’atmosfera di lieve atemporalità, come se la fine del Carnevale significasse l’entrata in un limbo intessuto di ricordi, di opportunità perdute e di sogni da rinnovare.
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