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Un percorso nelle canzoni del cantautore spagnolo più significativo della nuova generazione. Per leggere il profilo di Pedro Guerra su CULTURA LATINA clicca qui
Ofrenda: Questa canzone piacerebbe a Teresa De Sio, lei direbbe che è una canzone benaugurante. Direbbe che parla dell’abbondanza, che è diversa dalla volgarità. Pedro Guerra la descrive così: “Un’offerta perché ritorni ciò che se ne è andato. Un altare sul quale mettere ciò che non c’è più perché possa tornare ciò che se ne è andato. Possano tornare le persone, però questa offerta vuole che ritornino le cose che non sono più come erano, i comportamenti e i valori perduti, il mondo a portata di tutti. Un’offerta che restituisca la terra e le condizioni di vita degna ai popoli indigeni, un’offerta che ci ricordi che siamo qualcosa di più d’un numero e che, seppure tanti si impegnano a dimostrarci il contrario, non abbiamo un prezzo” Si tu quisieras: E’ la canzone di denucia al consumismo, universale perché ovviamente i grandi centri commerciali sono uguali in qualunque parte del mondo. Immagina appunto una “gita” in un grande magazzino. En el circo de la realidad: canzone di contenuto sociale, in cui Pedro Guerra lascia da parte la vena più intimista della propria arte. Il circo della realtà è quello mediatico, dove tutto è di dominio pubblico, tutto è esibito, tutto è falso. E dove tutto, ovviamente, è spettacolo. Musicalmente Pedro Guerra prende a prestito molto dalla tradizione brasiliana. Contra el poder: il titolo dice tutto: una canzone contro il potere, contro lo status quo quando s’incancrenisce e diventa abuso, in tutte le sue forme, in tutte le sue manifestazioni El encubrimiento de America: questa canzone, più che per il qualità in sé, te la metto per una serie di motivi. Primo perché è stata composta da Pedro Guerra ma viene cantata da Silvio Rodriguez (Pedra Guerra è una delle voci che fa il coro). In secondo luogo, perché appartiene ad un periodo diverso da tutte le altre, nel senso che è stata scritta da un giovanissimo Guerra che ancora faceva parte di un gruppo di musica popolare delle Isole Canarie. La canzone è piaciuta a Silvio e l’ha cantata. Infine, per il titolo che è curioso: invece che lo “scoprimento” dell’America, il suo contrario, il “coprimento” dell’America. Madres: Le Madres di cui parla Pedro Guerra nelle canzone sono le “Madres de Plaza de Mayo” (che, in due parole, sono le madri dei figli fatti sparire dalla dittatura (1976-1983) che si sono organizzate e hanno creato un movimento che forse era l’unica voce dissenziente in quegli anni. Guerra fa qui riferimento a Madres y Abuelas (le nonne) perché esistono poi vari movimenti: chi si definisce madre, continuando a cercare il figlio scomparso, e chi abuelas perché molti furono i casi di ragazze imprigionate in cinta, che hanno partorito e poi sono state uccise. Quei figli sono stati poi adottati spesso dai loro torturatori, e oggi le madri di quelle ragazze cercano quei figli, che oggi hanno circa la nostra età. Rosario: Questa canzone immagina la vita di una giovanissima donna indigena, Rosario (che in spagnolo è un nome femminile). Questa donna ha solo diciotto anni, un figlio già nato e uno in arrivo. Qui non c’è molto credo da commentare, perché la canzone dice già tutto: la dove la mortalità infantile è ancora altissima, il sopravvivere fino all’età adulta sembra già una vittoria. C’è comunque molta dolcezza e molta poesia in questa canzone. Maquila: le “maquilas” o “maquiladoras” sono fabbriche, normalmente ubicate in cosiddette zone franche di paesi molto poveri, dove la manodopera (soprattutto femminile) viene pagata pochiessimo, le condizioni di lavoro sono disumane e dove i lavoratori assemblano componenti per crarea prodotti da esportare poi nei paesi cosiddetti sviluppati. La canzone descrive questa realtà in cui gli unici momenti di umanità sembrano essere le illusioni mediatiche di una vita migliore. Niños: una canzone dedicata alla povertà minorile dell’America Latina, alla vita dei tanti bambini abbandonati alla vita. Un affresco del Brasile ma anche del Messico, di un intero continente che vive impotente questo dramma. Un muchacho de mi edad: Una canzone in cui Pedro Guerra immagina un ragazzo della sua età, nato in un paese senza libertà; non dà riferimenti geografici precisi, ma dagli elementi potremmo immaginare un paese dell’America Latina. E’ un ragazzo che viene da un paese diverso ma che condivide con l’autore il “colore della voce”, è diverso ma gli è così vicino che potrebbe essere lui stesso. Una canzone, in sostanza, in cui Guerra vuole anche comunicare che la battaglia che si combatte è la stessa, al di là delle differenze geografiche, anche perché, in alcuni tratti della canzone, il paese ritratto potrebbe essere anche la stessa spagna sotto il franchismo.
Topo: una canzone per raccontare un fatto a cui è quasi difficile credere: nella Spagna, alla fine della guerra civile (1936-1939), quei repubblicani sopravvissuti e sconfitti che non erano riusciti a fuggire all’estero furono costretti a nascondersi. E si racconta che molti di questi, come delle talpe, abbiano vissuto per anni nascosti in un solaio, in una cantina, nascosti per non farsi scoprire dalla polizia franchista. Ovviamente venivano alimentati dai familiari ma vivevano in condizioni quasi larvali. E’ una storia dimenticata, come dice Pedro Guerra, ma testimoniata dalla storia. Huesos: questa bellissima canzone è stata scritta per ricordare le migliaia di morti voluti e determinati dal franchismo. E’ una canzone scritta per riscattare la memoria di quegli anni, ma è anche una canzone che potrebbe in fin dei conti ricordare una qualunque dittatura, o anche uno sterminio o genocidio. Questa canzone, in fin dei conti, potrebbe anche essera stata scritta pensando al Ruanda. Otra forma de sentir: Questa è una canzone dedicata al mondo omosessuale, è la storia per l’appunto di un ragazzo che non riesce a vivere serenamente la propria identità sessuale, che si nasconde e non si accetta. Guerra qui torna al tema delle radici, in questo caso sessuali, e sembra volerci dire che è sempre guardando la radice, conoscendosi, che si può cercare una direzione al nostro agire. El hombre blanco: Questa canzone non ha bisogno di particolari commenti: è tutto molto chiaro, molto semplice. Vale forse solo la pena sottolineare l’ironia che ovviamente muove la scrittura della canzone: Guerra smaschera la superficialità dell’idea di una supremazia dell’uomo bianco proponendo semplici passaggi causa-effetto, in cui da una serie di proprie lacune l’uomo bianco inferisce, indebitamente, una propria paventata superiorità. Raiz: un inno per la difesa delle radici, bussola e riferimento che orientano la vita e i versi dell’artista. Per questo, per tutto quello che le radici sono e rappresentano, Pedro Guerra si chiede: “Senza queste radici, cosa sarà?” con una domanda che forse avremmo preferito al condizionale che all’indicativo. Biografia: è la canzone che apre Golosinas e quindi anche la produzione discografica solista ufficiale di Pedro Guerra. Ha un ritmo che trascina e che è già un primo biglietto da visito dello stile inconfondibile di Pedro Guerra. E’ anche uno scherzoso ma non troppo racconto dei suoi primi 28 anni, perché circa a quell’età l’ha scritta… Menguante: questa canzone è stata scritta circa dieci anni dopo quella appena ascoltata. Pedro Guerra nel frattempo ha lasciato le Isole Canarie dove è nato e per lavoro vive a Madrid. E allora, descrive un ritorno alla sua terra natale, a queste isole perdute nell’Atlantico. Tuttavia l’operazione “letteraria” è più complessa perché immagina di rivedere la terra natale come se non l’avesse mai più vista dopo l’infanzia. E allora, tutto, come sappiamo appare più piccolo, “ridotto” dal tempo. E’ una canzone della malinconia, che mostra come tutto cambia, meno una cosa, una cosa profonda e blù. Golosinas: una canzone che dedica ad una sua ex-fidanzata, con la quale, dice, “condividevamo tutte le cose di cui parlo nella canzone”. Ci sono Silvio e Ojala, Gerard Depardieu e i dolci da luna park, e molte altre cose che Pedro Guerra che recupera dalla cassa dei ricordi condivisi, delle passioni che diventano più vere se vengono vissute a più mani. Mujer que no tendré: una canzone che evoca località esotiche per comunicare l’impossibilità di un amore. Una canzone dal sapore direi adolescienziale (o stilnovista, se vuoi), nel senso che recupera l’immagine dell’amore etereo ed inarrivabile, distante e al quale però, allo stesso tempo, il poeta non sembra poter rinunciare. Dibujos Animados: questa è probabilmente la canzone che ha fatto capire a molti che quella di Pedro Guerra era davvero una voce nuove nel panorama della canzone d’autore in spagnolo. Il suo album d’esordio sorprese tutti per la facilità con cui ha cantò i sentimenti più profondi. Questa canzone che ha una melodia semplice ed infinita è una più sentimentali mai scritte. Hazlos reir: il tema della canzone è il sorriso che può aprire le chiavi del mondo. La canzone è anche accompagnata con una tecnica chitarristica purissima, che conferma la qualità di Pedro Guerra di grande “scopritore di melodie”. Canciones: Pedro Guerra ha voluto scrivere una canzone per mettere dentro tutte le sue canzoni preferite, che vengono citate nel testo. Canzoni in lingua spagnola, catalana, inglese, italiana, portoghese, francese. Insomma, tutta una costellazione di nomi che hanno creato il repertorio musicale dell’artista canario. Dragones verdes: questa è una delle canzoni più visionarie di Pedro Guerra, dove elementi della natura e, almeno a mio avviso, della filosofia orientale si mescolano per creare un effetto di straniamento. In più mi piace pensare, ma non ho conferme in questo senso, che i “dragoni verdi” possano anche essere un rimano all’”unicorno blu” di Silvio. El reencuentro de Viola y el Baron: anche se non ho mai letto “Il Barone Rampante” di Italo Calvino, non sfugge la magia di questa delicatissima canzone che ho voluto inserire per il collegamento letterario all’Italia. E’ una canzone dell’amore impossibile, o che, quando è possibile, non è niente di più che un attimo fugace. Daniela: la bellezza di questa canzone credo che appaia in modo tanto evidente all’ascolto che non necessiti di particolari commenti. Mi limito a dire che musicalmente deve senza dubbio molto al Brasile e alla bossa nova, e che la tematica è quella, direi, della complessità dell’essere umano, di una ragazza che ha tanta voglia di cercare ma che è anche fragile e insicura. Oasis: altra canzone di infinita dolcezza e lirismo, parla di amori impossibili, non corrisposti, magari anche solo per distrazione o timidezza. Pochi al giorno d’oggi sanno scrivere canzoni così piene di poesia come Pedro Guerra. Lazos: altra melodia di impareggiabile bellezza, questa volta ricamata al pianoforte, è una storia di un amore in cui la donna, per paura di perdere il proprio uomo, soffoca il rapporto attraverso fobie, gelosie e insicurezze. L’effetto è proprio quello di perdere la persona amata. E’ quasi agrodolce il senso lasciato dalla canzone, perché sembra quasi volerci dire che talvolta bisognerebbe limitare o misurare l’affetto (“en dar sin medir el calor de un abrazo”) Cerca del amor: il tema, tratteggiato con squisita leggerezza, è quello dell’amore sfiorato, inseguito, preparato ma mai definitivamente conosciuto. L’arrangiamento è sobrio, la voce precisa di Guerra regala un momento di profonda poesia. Una delle canzoni che amo di più dell’artista spagnolo.
El flautista de Hamelin: questa canzone è una rarità; fa parte di una serie di canzoni mai pubblicate che Guerra ha scritto giovanissimo, ed infatti l’audio lascia abbastanza a desiderare. Però c’è una melodia nel ritornello che valeva la pena di salvare e poi in questa parodia tratta dalla celebre favola del pifferai magico sembrano esserci in nuce molti dei temi (tanto privati quanto sociali) che poi caratterizzeranno la sua futura produzione. Siete Puertas: ancora una canzone del ritorno alla propria terra natale, Tenerife nelle Isole Canarie, descritta in modo poetico, infuso di ricordo e quasi mistico. C’è la volontà di comunicare la malinconia dell’assenza ma anche la difficoltà di vivere in un luogo isolato, in un’isola per l’appunto. Si fa riferimento al “Taller”, il gruppo di Pedro Guerra quando viveva nelle isole canarie e anche a “Mujer que no tendrè”. Primera Morna: la morna è il genere di Capo Verde così caro a Vinicio che le ha dedicato una canzone. Anche Pedro Guerra ama moltissimo questo genere, anche perché ritrova sonorità della sua terra natale, le Isole Canarie. Le morna sono di solito canzoni che esprimono profonda malinconia, saudade, e questa non fa eccezione a questa consuetudine.
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