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Un percorso nelle canzoni del cantautore simbolo della nueva trova cubana. Per leggere il profilo di Silvio Rodriguez su CULTURA LATINA clicca qui
Al final de este viaje en la vida: Silvio Rodriguez è stato definito da molti un trovatore di melodie, e in tutta la sua lunga attività musicale questo rimane senza dubbio costante: la ricerca melodica. Anche in questa bellissima cavalcata dal sapore quasi mistico in cui la chitarra di Silvio sfoggia tutta la propria vocazione orchestrale.
Madre: Silvio ha scritto questo brano (che ha il ritmo di una salsa, quindi ballabile) dopo essere andato a trovare sua madre nel giorno della festa della Mamma (per questo Silvio canta “Madre, en tu dia”…). E in quel giorno il pensiero di Silvio va alle madri di Haiphong nel Vietnam, che perdevano i loro figli impegnati nella bonifica delle zone minate, dopo la lunga e annosa guerra che aveva devastato il paese. Playa Giron: All’età di 23 anni, Silvio passa circa tre mesi a bordo di una nave di pescatori che lo porta da Cuba fino a largo dell’Africa e ritorno. Qui compone gran parte dei propri capolavori in un vero e proprio periodo di grazia creativa. Questa canzone è dedicata a quella nave, che si chiama appunto “Playa Giron” e al suo equipaggio di pescatori, che accolgono Silvio come fosse uno di loro. E allora Silvio si trova di fronte al dilemma di tanti artisti, cioè come celebrare con gli strumenti dell’intellettuale (la poesia, la musica) questi umili lavoratori senza cadere nella retorica. Di questo parla questa canzone, che ci pone l’interrogativo: come vanno giudicate queste persone, che magari rubano cibo a bordo ma che sono pronti a dare la vita per il loro lavoro? Fino a dove possiamo davvero giudicare? Y Mariana: canzone interessante anche per capire come le opere di Silvio sono molto dense fin a partire dalla loro “gestazione” mentale. La canzone parla dell’accettazione sessuale del diverso, di chi vorrebbe altro essere da quello che è, quindi anche di travestitismo. Lo spunto che dà vita a questa canzone è invece molto più immediato: un incontro con un gruppo di bambini. Uno voleva diventare medico, l’altro pittore, l’altro ancora astronauta, mentre Mariana… Nuestro tema: una semplice e infinita canzone d’amore, in cui ognuno può ritrovare frammenti di vita vissuta. Una delle tante perle nascoste nell’immensa discografia di Silvio. In questo caso, da intendersi per “tema”, come in un italiano ricercato, “motivo o idea musicale”. Cancion del elegido: è dedicata al rivoluzionario cubano, Abel Santamaria, luogotenente di Fidel Castro, morto in battaglia. In realtà, data la bellezza della canzone e l’ispirazìone dei suoi versi, sono stati accostati tanti personaggi che hanno fatto la storia dell’America Latina rivoluzionaria a questo “elegido”, a questo “eletto” di cui parla Silvio nel testo. Nel testo si respirano ancora gli anni’60 e l’idea della rivoluzione armata. Juego que me regalò un 6 de enero: Altra canzone molto complessa. Lo spunto è un momento d’infanzia, in cui Silvio ricorda un’amica, Lupe. Con lei discuteva del fatto che fossero o meno i Re Magi, a portare i regali ai bambini il 6 di Gennaio. Lei, cattolica, sorprendentemente sospettava di no, mentre lui ateo, sorprendentemente era convinto di si. Silvio ricorda con ironia quei momenti. La canzone poi ovviamente parla di molte altre cose, più in generale direi dello spiccato interesse di Silvio più per i fatti “umani” che per quelli “divini”. Nella canzone si parla di José Martì, scrittore e patriota cubano, anticipatore dell’idea di America Latina come unica, grande patria al di là delle differenza nazionali. Oleo de mujer con sombrero: credo una delle più belle canzoni latino americane mai composte, emozionante ad ogni ascolto, in cui si esalta la straordinaria qualità di creatore di melodie di Silvio Rodriguez. Il contenuto è un po’ criptico, volutamente vago. In ogni caso, la situazione che origina la canzone è questa: Silvio osserva un quadro di Chagall, un quadro che raffigura una donna con un cappello. Tutte le immagini della canzone nascono a partire da questo quadro, e quindi più che sul significato complessivo della canzone, vale la pena soffermarsi sulla bellezza delle singole immagini, a partire da quella celebre degli “amori codardi”. Esto no es una elegia: Questa bellissima canzone, ci dice Silvio, non è un’elegia. Eppure sembrerebbe, per i toni melanconici e sentimentali che la regolano. Ha il sapore di una sinfonia antica e vive di ricordi. Si parla nel testo dell’Avana Vecchia, che è il centro della capitale cubana. Resumen de noticias: una delle canzoni che un tempo Silvio usava per chiudere i suoi concerti, è una delle sue più belle. E’ per l’appunto una serie di appunti, in forma schematica, da utilizzare come libro d’istruzioni per leggere le sue canzoni, che parlano di cose impossibili e di delimitatori delle primavera. Rabo de nube: un tema ricorrente nelle canzoni di Silvio è quello della descrizione di fenomeni naturali, anche violenti. Il temporale è visto come elemento purificatore, come anelo di una forza sovranaturale in grado di spazzare via tutto ciò che affligge il mondo, nell’attesa di una primavera di speranza. Dias y flores: la canzone vive due momenti distinti, sia dal punto di vista musicale che tematico. Silvio si sveglia in una giornata chiara, e decide di lasciare il tepore familiare per andare nel bosco. Dal bosco solitamente ritorna con frutti e fiori per la sua donna, però può anche darsi che talvolta le cose vadano diversamente. E invece che l’allegria, trovi la rabbia, l’ingiustizia, la povertà. E allora scopriamo, alla fine della canzone, che Silvio non è andato nel bosco, ma nel mondo reale, nel mondo della rabbia e dell’ingiustizia. Eppure questa capacità di guardare il mondo con occhi critici, di vedere davvero quello che succede, Silvio lo descrive come “il più bel fiore” che può offrire alla sua donna. Historia de las sillas: Su di una melodia semplice e raffinata, Silvio ci propone un tema che è come una spina: quanto sono pericolose le sedie? Quante sedie si propongono sul nostro cammino, invitandoci a sedere? Quante volte la paura di fare le scelte più comode ci frena? Ojala: inevitabile inserire questa canzone, vero e proprio inno per tante generazioni di latino americani. La canzone acquista il proprio senso dalla propria ambiguità. Tutta la canzone può essere letta in due chiavi: si parla di una forza poderosa che schiaccia il protagonista. Questa forza può essere sia la donna amata (una certa Emilia, il suo amore di quegli anni, un amore non certo lineare e facile) ma anche, letto da un punto di vista sociale, un tiranno oppure lo stato che muove le chiavi del mondo (i vicini Stati Uniti), senza i quali, ironicamente, Silvio sembra dirci, nulla si muove. Ovviamente il senso della canzone sta in questa ambiguità, quindi dal mio punto di vista non ha senso leggerla solo in una chiave o nell’altra. Tuttavia, la canzone è diventata un inno proprio a partire da questo secondo significato, cioè di manifesto di sfida a quelli che per tanti latino americani sono i vicini di casa molto (troppo) ingombranti. Unicornio: forse la più famosa canzone di Silvio Rodriguez, ancora una volta enigmatica, almeno fino a quando non ne fu svelato il senso. L’unicorno blu di cui si parla del testo è un omaggio ai “desaparecidos”, e genitori che hanno perso i loro figli, catturati o torturati. Nel caso specifico, è dedicata al poeta rivoluzionario de El Salvador Roque Dalton, e a suo figlio, scomparso in guerra, per l’appunto, l’Unicorno della canzone. Silvio incontrò in effetti un altro figlio di Roque Dalton; questi gli disse che si raccontava che nelle montagne de El Salvador “insieme all’agguerrita truppa degli umili, trottava un cavallo blu dotato di un corno”. Da qui lo spunto per creare la canzone.
Sueño con serpientes: questa canzone è diventata famosa anche grazie alla bellissima citazione da Bertolt Brecht, scrittore che Silvio ama moltissimo. I serpenti che vede Silvio sono metafore delle difficoltà che si affrontano nella vita, degli ostacoli, tanto dentro la nostra psiche quanto all’esterno, gli ostacoli concreti, ancora una volta i delimitatori della primavera, contro i quali è necessario lottare. Locuras: ci sono follie terribili e altre che danno senso alla vita, ci sono follie agghiaccianti e altre che danno luce alla speranza, ci sono follie, ci dice Silvio, tanto vive, tanto sane, tanto pure per le quali vale la pena vivere e morire. Cita con angeles: questa canzone è il pezzo forte del suo ultimo album del 2003, che porta il titolo omonimo. E’ una canzone che è come un racconto, che descrive parecchi personaggi storici “caduti in volo”, che ti cito uno a uno dentro il testo. Il punto di partenza è quello in cui Silvio, scherzosamente, afferma che talvolta gli angeli custodi non sembrano sempre all’altezza del loro compito. Silvio a 60 anni ha ancora voglia di “dire cose” e di costruire grandi affreschi storici come questo. Ya no te espero: Canzone complessa e ricca di riferimenti, in cui si sovrappongono considerazioni legate alla situazione politica a vicende sentimentali. La ragazza che Silvio non aspetta più è Emilia, il suo amore difficile, forse impossibile, una ragazza che per Silvio aveva avuto una grande importanza: gli aveva fatto scoprire importanti poeti e gli forniva continui stimoli culturali, rappresentava nella sua immaginazione un modello, una fascinazione, una sorta di Beatrice o di Laura. In questa canzone Silvio dice che non può aspettare più Emilia, perché i tempi chiamano, perché la vita urge. Santiago de Chile: Silvio Rodriguez conosce Victor Jara in Cile, in quello che è il suo primo viaggio fuori da Cuba. Conosce una città, Santiago, che d’inverno è fredda, clima dunque insolito per lui cubano, abituato al calore tropicale. E quella freddezza diviene la metafora dei tragici fatti del golpe del 1973, e della morte del suo amico Jara, il protagonista della canzone.
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