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Un percorso attraverso una serie di brani composti dalle voci nuove del continente latino americano e nella penisola iberica. Il canto che proviene da queste terre dimostra che la trova latina e' un movimento in piena salute e che ha ancora molte cose da rivelare. Questo elenco, assolutamente parziale, e' in continuo aggiornamento.
Mi generación (Francisco Villa) : la generazione di cui parla Francisco Villa in questa canzone è quella degli attuali trentenni in Cile, cioè quelli che sono cresciuti sotto la dittatura di Pinochet. Tutto il contenuto del testo va riferito dunque a questo contesto, alla paura per il passato e i suoi fantasmi, la voglia di non arrendersi e soprattutto di recuperare il tempo perduto. E’ la canzone delle generazioni vessate ma non per questo sconfitte.
Desde una querida equina (Francisco Villa) : Francisco Villa in questa splendida canzone ci offre una Santiago del Cile che esce dagli stereotipi classici e che non è quella città moderna in crescita economica e industriale che spesso viene descritta. E’ la città della sua infanzia, ancora autentica che sopravvive con difficoltà ai cambiamenti che la vorrebbero uniformare, “globalizzare”. Villa ama cantare questa Santiago, non vuole tradirla, perché sarebbe tradire se stessi, perché il bambino che è stato lo sta guardando ancora, lo controlla. E’ la canzone dell’antico che resiste, con difficoltà ma strenuamente, al moderno. Supongamos (Lizardo Carvajal): una canzone del cantautore colombiano Lizardo Carvajal, che ha in sé un po’ tutti gli elementi tipici della canzone d’autore latina: uso orchestarle della chitarra (almeno nella prima parte della canzone) per accompagnare le parole, testo fortemente evocativo dove spesso elementi privati e sociali si uniscono. E’ la canzone dei fantasiosi esercizi di immaginazione. Al otro lado del rio (Jorge Drexler): è la canzone in spagnolo che per la prima volta nella storia ha vinto il premio Oscar come miglior canzone originale. E’ tratta dai “Diari della motocicletta” (ricordi comuni) e racconta della oramai celebre scena in cui Che Guevara attraversa il fiume per andare dalla parte dei lebbrosi, la sera del suo compleanno, nel lazzaretto. E’ la canzone della luce che se muore, rinasce, come la fenice. Negra Paloma (Leonel Soto): E’ una canzone che descrive bene le odissee di tanti giovani cantautori di trova (e non solo di trova). Leonel racconta una sua “tipica” notte in un bar dove va per suonare. La gente è lì per bere, nessuno ascolta, e a lui piange il cuore. Viene dal Nord, perché è originario di Sinaloa, nel Nord del Messico e ora vive nella capitale. Ovviamente il cantautore non si arrende, insiste. Le tre canzoni sono un classico “spazio” offerto ai giovani, magari prima o durante il concerto di qualche grande nome. Nessuno lo ascolta, nessuno chiede un bis, nessuno lo gratifica offrendogli una birra o una tequila. E l’artista se ne va senza pena né gloria, dopo aver offerto con naturale trasporto emotivo i brandelli della sua anima (che lui definisce come una “colomba nera”) a chi non ha saputo apprezzarli.
Isela (Mauricio Diaz): La peculiare struttura poetica della canzone, in cui l’autore, il messicano Mauricio Diaz, ripropone gli stessi suoni nelle prime tre sillabe di ogni verso, rende questa canzone curiosamente sperimentale. E d’altra parte, questo “avanguardismo” non ne pregiudica il lirismo, anzi, lo esalta, e dispiega, una volta di più, la magia del chitarra e voce appena sussurrato, in stile “Golosinas”, per intenderci. Ey paisano (Raly Barrionuevo): La canzone è piuttosto complessa (sono tanti i soggetti a cui il cantautore si riferisce nella canzone); all’inizio Raly si rivolge al paesano, al semplice contadino delle sue terre. Il contesto è quello della crisi argentina, che ha lasciato sul lastrico un paese ricco di risorse di ogni tipo. Il paesano comprende allora all’improvviso che la storia non è qualcosa di lineare, le magnifiche sorti e progressive sono solo propaganda, sembra volerci dire Raly: questa terrà ancestrale e meravigliosa è anche testimone silente di troppi fatti di sangue Romeo y Julieta (Quique González): E’ una canzone per chitarra, voce e armonica di Quique Gonzalez, che, anche in base alla propria formazione musicale, risente molto di un’influenza rock-occidentale. La storia è una moderna versione di Romeo e Giulietta, meno romantica e molto realistica, con molte parole dello slang di Madrid. E’ la canzone della vita quotidiana e delle sue asprezze. Papa cuentame otra vez (Ismael Serrano): anche questo è un brano che non poteva mancare. Segna in parte il rinascimento della canzone d’autore spagnola, nel 1996. Il testo racconta di un’ironica nenia che il figlio chiede al padre, chiede che gli racconti ancora la storia delle sue lotte giovanili, del maggio francese e degli ideali di quegli anni. La conclusione è però amara, perché in realtà il mondo da allora non è cambiato in meglio. E’ la canzone della storia che si ripete, in cui le vittime sacrificali rimangono le stesse. Risk (Tontxu) : composizione di splendida delicatezza, è una bossa nova reinventata. Canzone che invita ad accettare anche le proposte più stravaganti, come per esempio una partita di risiko, pur di scongiurare la noia che può invadere un pomeriggio come tanti. E’ la canzone delle carezze di un giorno qualunque. Semilla en la tierra (Carlos Chaouen): Carlos Chaouen, cantautore di Cadice che vive a Madrid, è uno dei cantautori iberici più interessanti della nuova generazione, la sua poetica è spesso “maledetta”, all’insegna del mal di vivere e degli amori lancinanti. Questa canzone, un capolavoro, afferma nuovi standard della trova latina. E’ la canzone delle bocche che possono baciare ma anche mordere Pintando en el cielo (Carlos Chaouen): pura poesia questa canzone di Chaouen, seguendo il filo delle parole credo che ognuno possa immaginarsi e rivedersi. Il cantante immagina un pomeriggio qualunque, vive i suoi rimpianti di amante, sogna di nuovo un incontro, il tutto al ritmo di una Madrid che passeggia insieme a lui. El tio vivo (Luis Ramiro): El tio vivo è la giostra più tipica, quella che spesso si vede nelle piazze invernali: la piattaforma girevole che ruota a a suon di musica, con i cavalli che salgono e scendono. Ovviamente è una metafora degli amori, secondo il cantautore.
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